Ma veniamo al fuoriprogramma di stamattina...il piano era: guardare Uluru all'alba, fare il 'base walk' e ripartire alla volta di Alice con un paio di soste turistiche e una sosta per il pranzo.
Ieri Tom ci aveva detto che l'indomani non avremmo fatto l'intero circuito poiché non avremmo fatto in tempo a portare all'aeroporto Marina e quindi avevamo fatto il primo pezzo, il più interessante. Poi stamattina, all'alba, il suo collega lo ha rassicurato sul fatto che il rimanente pezzo di circuito poteva essere tranquillamente fatto in un ora e mezza. Quindi ci ha portato nel punto di partenza e ci ha dato appuntamento un'ora e mezza più tardi. La cosa bella è che dice chiaramente: 'nice and easy, no need to run'. E allora via, l'allegra brigata di ventuno persone, inglesi, tedeschi, francesi, italiani, cinesi, a zompettare attorno al pietrozzo. Subito si forma il gruppo di testa di inglesi e tedeschi che, timorosi di arrivare in ritardo, procedono
a passo spedito. Poi, ad alternarsi in seconda posizione, i tre italiani (io, Silvia e Marina, che è mezza tedesca) e due inglesi e una olandese. In coda, come sempre era avvenuto fino allora, i quattro compari cicimbalini. Si cammina e si cammina e il tempo passa. Noi lasciamo correre avanti il gruppo di testa, consci del fatto che ce l'avremmo fatta. Poi ci troviamo con dieci minuti di anticipo nel punto che pensavamo essere il punto di raccolta. Ma la nostra guida non c'è. Né il pulmino. Né il gruppo di testa. Dubbi, angosce, ambasce e perplessità ci affliggono per un paio di minuti. Guardiamo la mappa e ci rendiamo conto che il prossimo stop sarebbe stato fra quattro km. Guardiamo l'orologio e ci rendiamo conto che coprirli in cinque minuti sarebbe stata una storia buona per una leggenda aborigena. Roba da 'op op, gadget elicottero'. Marina era quella più preoccupata, visto che l'aereo lo doveva prendere lei. Io ero ugualmente preoccupato perché Tom aveva esplicitato che in caso di ritardo ce la saremo dovuta sbrigare da soli. Il che significava centocinquanta dollari a cranio. Cominciamo a camminare velocemente. Ad un certo punto mi giro e vedo il 'gruppo di testa'. Ma come? Ci facciamo raggiungere e ci dicono che il punto di ritrovo era effettivamente quello più avanti, ma era impossibile farlo in un'ora e mezza. Che festa! Marina comincia
a correre. Noi decidiamo di proseguire a passo normale. Poi, a trecento metri dall'arrivo, vediamo sfilare dalla strada asfaltata, ormai perfettamente visibile, il pulmino con dentro solo Tom e Marina.
Un boato di disapprovazione si leva dal gruppo. Dannazione. Ci sentivamo comunque sollevati del fatto che non eravamo gli unici ad aver scazzato. Arriviamo quindi al parcheggio e attendiamo pazientemente. Dei quattro cinesetti e degli altri tre nessuna traccia. Poi, dopo quarantacinque minuti di attesa vediamo arrivare come un miraggio il nostro amico Tom. Ci spiega che Marina ha perso l'aereo ma che è rimasta in aeroporto in attesa del prossimo. Quindi partiamo alla ricerca degli altri sette. Dopo un quindici minuti li troviamo.
Morale della favola: dobbiamo fare le corse per riuscire ad essere ad Alice alle 16.20
perché quattro persone hanno un aereo da prendere. Ora sono le 15.44 e mancano circa quarantacinque km. Corri Tom!
ps: alla fine siamo arrivati alle 16.17.
Red Center
giovedì 13 maggio 2010
Dormire sotto la Croce Del Sud…
Mi porto avanti a scrivere. Sono sull'autobus di ritorno da Uluru, la
roccia più grande al mondo nonché l'ottavo punto più fotografato al
mondo. Siamo tutti stanchi, sporchi, provati da due giorni e mezzo di
rock and roll e sbombardamento allo stato puro e dal fuori programma
che c'è stato stamattina.
Ma felici.
Ecco, magari la Marina che ha perso l'aereo per colpa di questo fuori
programma è un pò meno contenta. Ci dispiace veramente non averla
salutata degnamente. Sei veramente una tipa okay! Marina, zio
fantastronzo...Prima la bussola, poi l'opale e quindi l'aereo...un
abbraccio di incoraggiamento per la sportività con cui avrai
sicuramente preso 'sto imprevisto. Anche i miei jeans reclamano
attenzioni e non devono essere molto contenti.
Ma veniamo al tour. È stato tutto molto bello. Non mi aspettavo tutto
questo rock and roll! Fermarsi nel bush a raccogliere legna per il
fuoco, campeggiare nel fottuto nulla, mangiare attorno al fuoco su
piatti che l'igiene l'hanno vista l'ultima volta in fabbrica, dormire
sotto una stellata che non ci sono parole per descriverla, imparare a
trovare il sud con le stelle, patire il freddo su un sacco a pelo
concepito per 15 gradi mentre fuori ce ne sono 5, andare in bagno e
trovare il ragnazzo dietro la porta...incredibile! La guida, al secolo
Tom, è votato per questo lavoro e lo svolge con dannata abnegazione.
E, zio stronzo, è un lavoraccio! Siamo stati fortunati a beccarci lui
come guida.
Evito veramente di descrivere cosa ho visto...scriverei cose
insignificanti...ho fatto tantemila foto...non credo possano
trasferire emozioni ma dovrebbero dare un'idea di cosa si può provare
di fronte a tanta 'granditudine'.
Quello che le foto nascondono è la blasfemia che l'uomo bianco e il
turismo 'fine a se stesso' stanno operando ai danni di questi siti
sacri alle popolazioni aborigene. Letteralmente, e purtroppo non solo,
è come se qualcuno usasse una chiesa cattolica o una moschea musulmana come un wc...
Quello che 'stona' in tutto questo è che quando acquisisci la
consapevolezza del significato di questi siti per le popolazioni
aborigene sei già in fallo. E ti senti dispiaciuto perché ti rendi
conto che non dovresti essere là...ho un'analogia in mente per
spiegare la cosa ma ho paura di banalizzare troppo.
roccia più grande al mondo nonché l'ottavo punto più fotografato al
mondo. Siamo tutti stanchi, sporchi, provati da due giorni e mezzo di
rock and roll e sbombardamento allo stato puro e dal fuori programma
che c'è stato stamattina.
Ma felici.
Ecco, magari la Marina che ha perso l'aereo per colpa di questo fuori
programma è un pò meno contenta. Ci dispiace veramente non averla
salutata degnamente. Sei veramente una tipa okay! Marina, zio
fantastronzo...Prima la bussola, poi l'opale e quindi l'aereo...un
abbraccio di incoraggiamento per la sportività con cui avrai
sicuramente preso 'sto imprevisto. Anche i miei jeans reclamano
attenzioni e non devono essere molto contenti.
Ma veniamo al tour. È stato tutto molto bello. Non mi aspettavo tutto
questo rock and roll! Fermarsi nel bush a raccogliere legna per il
fuoco, campeggiare nel fottuto nulla, mangiare attorno al fuoco su
piatti che l'igiene l'hanno vista l'ultima volta in fabbrica, dormire
sotto una stellata che non ci sono parole per descriverla, imparare a
trovare il sud con le stelle, patire il freddo su un sacco a pelo
concepito per 15 gradi mentre fuori ce ne sono 5, andare in bagno e
trovare il ragnazzo dietro la porta...incredibile! La guida, al secolo
Tom, è votato per questo lavoro e lo svolge con dannata abnegazione.
E, zio stronzo, è un lavoraccio! Siamo stati fortunati a beccarci lui
come guida.
Evito veramente di descrivere cosa ho visto...scriverei cose
insignificanti...ho fatto tantemila foto...non credo possano
trasferire emozioni ma dovrebbero dare un'idea di cosa si può provare
di fronte a tanta 'granditudine'.
Quello che le foto nascondono è la blasfemia che l'uomo bianco e il
turismo 'fine a se stesso' stanno operando ai danni di questi siti
sacri alle popolazioni aborigene. Letteralmente, e purtroppo non solo,
è come se qualcuno usasse una chiesa cattolica o una moschea musulmana come un wc...
Quello che 'stona' in tutto questo è che quando acquisisci la
consapevolezza del significato di questi siti per le popolazioni
aborigene sei già in fallo. E ti senti dispiaciuto perché ti rendi
conto che non dovresti essere là...ho un'analogia in mente per
spiegare la cosa ma ho paura di banalizzare troppo.
giovedì 6 maggio 2010
Fiji
Eccomi qua nella terrazza dello Smugglers Cove a scrivere di questa vacanza alle Fiji nell'attesa di prendere il taxi per l'aeroporto. Ma partiamo dall'inizio.
Decolliamo da Sydney e personalmente esperimento il volo più desiderabile che uno potrebbe chiedere. Tre ore e venticinque a bordo di un aereo modernissimo. Ci siam guardati Hangover, film che fa sbregare dal ridere, ho giocato a poker...insomma, neanche mi son
accorto che ero a 10000 m.
Arriviamo a Nadi, capitale delle Fiji, e affrontiamo da subito la calura fijiana. La navetta dell'ostello ci porta all'ostello dove avevo prenotato e subito ci rendiamo conto che le Fiji sono parecchio montuose e verdi. La camera è pulita e il ristorante è eccellente e
tutto sommato economico. Nei giorni seguenti sarà il nostro sogno ricorrente...
Bene, arriva mattina e alle 6.30 siamo già pronti a colazionare e a partire alla volta del porto. Quattro ore di navigazione verso l'isola Matacawalevu, nel gruppo delle Yasawa Islands.
Il resort in cui soggiorneremo è un resort per backpackers condotto dai fijiani che vivono in uno dei due villaggi dell'isola. Dimenticatevi quindi i costosissimi resorts a cui a cui siete abituati a pensare parlando di Fiji. Solo rock and roll allo stato puro.
Insomma, alle 12.20 circa sbarchiamo nell'isola e siamo accolti da localz che cantano accompagnati da una chitarra. Veniamo portati nel nostro bure (bungalow) e ci invitano ad andare a pranzare. Quindi, affamati, andiamo. Mangiamo con la coppia di svizzeri che è sbarcata con noi. Ci portano quindi un piatto di spaghetti freddi con sugo di pomodoro, mais e qualcos'altro non ben definito. Finito di deglutire la pietanza, aspettiamo pazientemente il secondo. Secondo che non arriverà mai, come ci confermerà la coppia di svizzeri. Come non c'è il secondo...ho fame io. Sono ancora nell'età della crescita, devo mangiare! Zio can. In crisi ipoglicemica ci avviamo verso la bure camminando molto piano per risparmiare energie.
Se questa è la quantità di cibo media, le scorte di grasso finiranno molto presto!
Ora capisco perché e fijiani hanno questo andazzo e professano la 'religione' del 'take your time', 'not too fast', 'Fiji time'...zio can, non mangiano un cazzo. Però sono tutti belli grassottelli...uhm...
La spiaggia di fronte al resort è molto lunga ma il mare non è quello delle fotografie...c'è bassa marea e sinceramente sembra di essere a Sottomarina. Un po' depressi e con l'ipoglicemia galoppante facciamo una passeggiata lungo la spiaggia. Il tutto sempre molto lentamente.
Passiamo di fronte a un villaggio dove la poca vita che vediamo sembra scorrere molto pigramente. Non è mica stressata 'sta gente qua! Vivono con molto poco e si accontentano. Alle sei di sera buttano un paio di lenze e se beccano il pesciotto, bene, altrimenti amen. Zio can! Fiji time!
L'acqua è bassa per centinaia di metri e calda come il brodo che fa mia nonna Angela.
Dopo aver passato il pomeriggio a prendere il sole ed essenzialmente a non fare una benemerita fava, ci prepariamo per la cena: doccia fredda (fredda!) con acqua desalinizzata (quindi salata) e via alla capanna di lamiere che funge da ristorante, bar, reception, cucina e deposito bagagli.
Il piatto che arriva sembra anche invitante: riso bianco, carne a mo' di spezzatino e un po' di verdure saltate.
Assaggio la carne…"che strana", penso…non ha nessun sapore conosciuto alla mia bocca. Chiediamo ai compari svizzeri e alle due ragazzotte inglesi se sanno di cosa si tratta e rispondono che, a detta del cuoco, è pollo.
Un pollo a cui hanno dato da mangiare cose strane, penso io. Oppure morto di cattiveria. Ma soprattutto…un pollo minuscolo vista la grandezza delle ossa.
La Silvia va in crisi. "Oddio, questo è topo…io non lo mangio…sà di fegato!".
"Ma va làààà"- dico io - "questa è un isola! Non ci sono topi nelle isole!".
Non passano due minuti che vedo un ratto camminare su una traversa di legno della baracca. Zio fantastronzo!
Ma la fame è veramente troppa, quindi mi pappo la mia carne e quella della Silvia. Che fosse stato cane, gatto o topo, era fottutamente commestibile. Ci sono tabù che è ora che cadino.
Rock and roll!
Non ci sono attività la sera quindi parliamo un po' con gli svizzeri e poi andiamo a letto. Ore nove, per la cronaca. Il sole è tramontato da tre ore e mezza.
La mattina ci si sveglia presto, causa raggi di sole che fanno capolino tra le tende.
Usciamo dal bure e ammiriamo finalmente il mare da cartolina che aspettavamo a pochi metri da noi. Alta marea.
La colazione è soddisfacente e abbondante: la speranza di un futuro migliore si ravviva.
Le giornate passano alla stessa maniera:
breakfast, prendere il sole, sguazzare sull'acqua, prendere il sole, cazzeggiare, pranzo, prendere il sole, sguazzare, prendere il sole, cena, letto.
Abbiamo poi fatto visita alla Blu Lagoon, l'isola dove hanno girato l'omonimo film e un giorno abbiamo noleggiato il kajak (tanto perché avevamo energie da sprecare!!!!).
A parte il primo giorno e il pranzo della domenica, dove hanno messo su la pasta la mattina alle otto e l'hanno scolata tornati da messa alle undici e trenta, con il cibo si è andati meglio (come qualità). Io poi mi salvavo in corner perché la Silvia avanzava sempre qualcosa.
Ed è per questo che il ristorante dello Smugglers è stato il nostro sogno ricorrente.
Però abbiamo passato dei bei giorni.
Vivere un esperienza alle Fiji senza le comodità a cui si è abituati (per esempio elettricità solo dalle 18 alle 22.30) fa apparire tutto più autentico, più vissuto, più "raccontabile".
Un resort extralusso avrebbe fatto sembrare il soggiorno troppo simile al soggiorno che abbiamo fatto a Cuba. Non che disprezzo le comodità, per carità.
E' solo che, a pensare bene, andare in un resort cinque stelle a Cuba avrebbe lo stesso effetto di un resort cinque stelle alle Fiji. Non cambia granché.
Vabbè…passiamo ad altro.
Abbiamo conosciuto una coppia molto simpatica di austriaci con cui abbiamo legato di più e con cui ci siamo ripromessi di rivederci nelle rispettive dimore una volta tornati in Europa.
Anche loro come gli svizzeri erano in giro per il mondo da quattro-cinque mesi (sud-est asiatico, australia, fiji, USA…zio stronzo) perché l'azienda dove lavoravano stava fondamentalmente andando a puttane e aveva data l'opportunità di sfruttare un periodo di aspettativa (però con paga minima) fino a che le cose non avessero girato in meglio.
Va proprio a gonfie vele l'economia da quelle parti, ahn?!?!?!
Comunque 'sti qua hanno preso l'occasione e sono partiti per un world trip. Chiamali stupidi!
Bella lì, oh ragazzo austriaco dal nome impronunciabile…ci vediamo a Venezia o a Vienna!
Stasera torniamo a Sydney e domattina ripartiamo alla volta di Alice Springs. Da Alice Springs poi andremo direttamente a Melbourne per la Great Ocean Road.
Il prossimo post alla fine della settimana prossima.
Bula! (ciao in Fijano)
Decolliamo da Sydney e personalmente esperimento il volo più desiderabile che uno potrebbe chiedere. Tre ore e venticinque a bordo di un aereo modernissimo. Ci siam guardati Hangover, film che fa sbregare dal ridere, ho giocato a poker...insomma, neanche mi son
accorto che ero a 10000 m.
Arriviamo a Nadi, capitale delle Fiji, e affrontiamo da subito la calura fijiana. La navetta dell'ostello ci porta all'ostello dove avevo prenotato e subito ci rendiamo conto che le Fiji sono parecchio montuose e verdi. La camera è pulita e il ristorante è eccellente e
tutto sommato economico. Nei giorni seguenti sarà il nostro sogno ricorrente...
Bene, arriva mattina e alle 6.30 siamo già pronti a colazionare e a partire alla volta del porto. Quattro ore di navigazione verso l'isola Matacawalevu, nel gruppo delle Yasawa Islands.
Il resort in cui soggiorneremo è un resort per backpackers condotto dai fijiani che vivono in uno dei due villaggi dell'isola. Dimenticatevi quindi i costosissimi resorts a cui a cui siete abituati a pensare parlando di Fiji. Solo rock and roll allo stato puro.
Insomma, alle 12.20 circa sbarchiamo nell'isola e siamo accolti da localz che cantano accompagnati da una chitarra. Veniamo portati nel nostro bure (bungalow) e ci invitano ad andare a pranzare. Quindi, affamati, andiamo. Mangiamo con la coppia di svizzeri che è sbarcata con noi. Ci portano quindi un piatto di spaghetti freddi con sugo di pomodoro, mais e qualcos'altro non ben definito. Finito di deglutire la pietanza, aspettiamo pazientemente il secondo. Secondo che non arriverà mai, come ci confermerà la coppia di svizzeri. Come non c'è il secondo...ho fame io. Sono ancora nell'età della crescita, devo mangiare! Zio can. In crisi ipoglicemica ci avviamo verso la bure camminando molto piano per risparmiare energie.
Se questa è la quantità di cibo media, le scorte di grasso finiranno molto presto!
Ora capisco perché e fijiani hanno questo andazzo e professano la 'religione' del 'take your time', 'not too fast', 'Fiji time'...zio can, non mangiano un cazzo. Però sono tutti belli grassottelli...uhm...
La spiaggia di fronte al resort è molto lunga ma il mare non è quello delle fotografie...c'è bassa marea e sinceramente sembra di essere a Sottomarina. Un po' depressi e con l'ipoglicemia galoppante facciamo una passeggiata lungo la spiaggia. Il tutto sempre molto lentamente.
Passiamo di fronte a un villaggio dove la poca vita che vediamo sembra scorrere molto pigramente. Non è mica stressata 'sta gente qua! Vivono con molto poco e si accontentano. Alle sei di sera buttano un paio di lenze e se beccano il pesciotto, bene, altrimenti amen. Zio can! Fiji time!
L'acqua è bassa per centinaia di metri e calda come il brodo che fa mia nonna Angela.
Dopo aver passato il pomeriggio a prendere il sole ed essenzialmente a non fare una benemerita fava, ci prepariamo per la cena: doccia fredda (fredda!) con acqua desalinizzata (quindi salata) e via alla capanna di lamiere che funge da ristorante, bar, reception, cucina e deposito bagagli.
Il piatto che arriva sembra anche invitante: riso bianco, carne a mo' di spezzatino e un po' di verdure saltate.
Assaggio la carne…"che strana", penso…non ha nessun sapore conosciuto alla mia bocca. Chiediamo ai compari svizzeri e alle due ragazzotte inglesi se sanno di cosa si tratta e rispondono che, a detta del cuoco, è pollo.
Un pollo a cui hanno dato da mangiare cose strane, penso io. Oppure morto di cattiveria. Ma soprattutto…un pollo minuscolo vista la grandezza delle ossa.
La Silvia va in crisi. "Oddio, questo è topo…io non lo mangio…sà di fegato!".
"Ma va làààà"- dico io - "questa è un isola! Non ci sono topi nelle isole!".
Non passano due minuti che vedo un ratto camminare su una traversa di legno della baracca. Zio fantastronzo!
Ma la fame è veramente troppa, quindi mi pappo la mia carne e quella della Silvia. Che fosse stato cane, gatto o topo, era fottutamente commestibile. Ci sono tabù che è ora che cadino.
Rock and roll!
Non ci sono attività la sera quindi parliamo un po' con gli svizzeri e poi andiamo a letto. Ore nove, per la cronaca. Il sole è tramontato da tre ore e mezza.
La mattina ci si sveglia presto, causa raggi di sole che fanno capolino tra le tende.
Usciamo dal bure e ammiriamo finalmente il mare da cartolina che aspettavamo a pochi metri da noi. Alta marea.
La colazione è soddisfacente e abbondante: la speranza di un futuro migliore si ravviva.
Le giornate passano alla stessa maniera:
breakfast, prendere il sole, sguazzare sull'acqua, prendere il sole, cazzeggiare, pranzo, prendere il sole, sguazzare, prendere il sole, cena, letto.
Abbiamo poi fatto visita alla Blu Lagoon, l'isola dove hanno girato l'omonimo film e un giorno abbiamo noleggiato il kajak (tanto perché avevamo energie da sprecare!!!!).
A parte il primo giorno e il pranzo della domenica, dove hanno messo su la pasta la mattina alle otto e l'hanno scolata tornati da messa alle undici e trenta, con il cibo si è andati meglio (come qualità). Io poi mi salvavo in corner perché la Silvia avanzava sempre qualcosa.
Ed è per questo che il ristorante dello Smugglers è stato il nostro sogno ricorrente.
Però abbiamo passato dei bei giorni.
Vivere un esperienza alle Fiji senza le comodità a cui si è abituati (per esempio elettricità solo dalle 18 alle 22.30) fa apparire tutto più autentico, più vissuto, più "raccontabile".
Un resort extralusso avrebbe fatto sembrare il soggiorno troppo simile al soggiorno che abbiamo fatto a Cuba. Non che disprezzo le comodità, per carità.
E' solo che, a pensare bene, andare in un resort cinque stelle a Cuba avrebbe lo stesso effetto di un resort cinque stelle alle Fiji. Non cambia granché.
Vabbè…passiamo ad altro.
Abbiamo conosciuto una coppia molto simpatica di austriaci con cui abbiamo legato di più e con cui ci siamo ripromessi di rivederci nelle rispettive dimore una volta tornati in Europa.
Anche loro come gli svizzeri erano in giro per il mondo da quattro-cinque mesi (sud-est asiatico, australia, fiji, USA…zio stronzo) perché l'azienda dove lavoravano stava fondamentalmente andando a puttane e aveva data l'opportunità di sfruttare un periodo di aspettativa (però con paga minima) fino a che le cose non avessero girato in meglio.
Va proprio a gonfie vele l'economia da quelle parti, ahn?!?!?!
Comunque 'sti qua hanno preso l'occasione e sono partiti per un world trip. Chiamali stupidi!
Bella lì, oh ragazzo austriaco dal nome impronunciabile…ci vediamo a Venezia o a Vienna!
Stasera torniamo a Sydney e domattina ripartiamo alla volta di Alice Springs. Da Alice Springs poi andremo direttamente a Melbourne per la Great Ocean Road.
Il prossimo post alla fine della settimana prossima.
Bula! (ciao in Fijano)
mercoledì 5 maggio 2010
Melbourne - parte finale
Con un pò di ritardo posto l'ultimo post di Melbourne.
"Ok, ormai è finita l'avventura nel Victoria in solitaria. Giorni intensi. Anche quando si è trattato di poltrire al Royal Botanic Gardens.
Finalmente posso dire di aver utilizzato la Lonely Planet! Ho seguito percorsi, mete consigliate etc etc e posso dire che quei bravi ragazzotti sanno quello che scrivono.
Con un unico appunto: si può proporre un percorso cittadino che non
includa AC/DC Lane? La cosa più sconvolgente è che il percorso che loro propongono la sfiora. La cosa ha dell'incredibile e sto meditando di fare una "lodge di complain" alla Lonely Planet. Ma veniamo ai fatti...
Melbourne è pheega. L'ho trovata un pò più a misura di uomo ("più umana, più vera" continuerebbe il mio Musico di Fiducia) di Sydney.
Ho appezzato la rete tranviaria che si ramifica anche nei sobborghi fuori dal CBD.
Il CBD è un pò più piccolo rispetto a quello di Sydney ma è un pò più ordinato e un pò più caratteristico. Almeno così mi è sembrato. La cosa che mi è balzata all'occhio di Melbourne è che lì è amplificata la mancanza di fantasia che gli australiani hanno per quanto riguarda
la nomenclatura delle strade (si dice così? Vabbè, ci siamo intesi...) e dei suburbs. Lì ho trovato molti nomi già visti a Sydney (Carlton, Richmond, Burwood...) ma la cosa forte è la seguente: il CBD di Melbourne è un rettangolo con le strade che lo tagliano a graticolato romano; bene, chiamata Bourke St una strada principale, la sua parallela secondaria
si chiamerà Little Bourke St. Bah…La cosa avrà sicuramente i suoi lati positivi...un'altra cosa che differenzia Melbourne rispetto a tutte le altre città del mondo è il modo in cui fanno svoltare a destra i poveri automobilisti fermi al semaforo. Cercherò di essere il più
chiaro possibile perché io, finché non l'ho visto, non ho capito il principio di funzionamento. Allora, ricordiamoci che lì la guida è all'inglese quindi, chi deve svoltare a destra in un
incrocio deve dare la precedenza a quelli che procedono in senso contrario (come noi dobbiamo fare per svoltare a sinistra). Bene, mettiamoci ora nei panni di Armando, ipotetico
automobilista, e attendiamo che il semaforo diventi verde. Armando deve girare a destra, quindi mette la freccia a destra. Ora scatta il verde e Armando è il primo a partire. Cosa fa Armando? Armando ingrana la prima e comincia ad andare avanti posizionandosi sul lato sinistro dell'incrocio. In questo modo lascia sfilare le macchine che aveva dietro che devono
proseguire diritto. Quando il semaforo diventa finalmente rosso, arriva il momento di Armando! Ebbene sì, quando il semaforo diventa rosso, coloro che si sono messi a lato in attesa di svoltare possono finalmente completare la svolta. Questa modalità di svolta a destra
c'è solo nel CBD di Melbourne (e neanche in tutti gli incroci) e si chiama hook turn. La cosa ha dell'assurdo ma sembra funzionare.
Cose da registrare: Federation Square è parecchio bella. In generale a Melbourne l'arte ha una presenza più marcata rispetto a Sydney. Sono perfino andato al National Gallery of Victoria dov'erano esposte tele di Picasso, Modigliani, Manet, Monet e altri così famosi che non me li ricordo. Ecco, vedete? Non sono un appassionato d'arte ma qui è
impossibile incapparci.
Se possibile, Melbourne ha ancora più verde di Sydney.
Lygon St è italiana. Mi ha fatto capottare dal ridere il cartello fuori da un negozietto che recitava:"non preoccupatevi se non parlate l'italiano. Parliamo un buon inglese stentato" (la traduzione non rende come l'originale…).
Chapel St di Prahran è tale e quale a King St di Newtown a Sydney. Il Got può dire quello che vuole ma St Kilda non ha niente a che fare, visivamente, con Newtown (tant'è che quando gli ho mostrato le foto di Chapel St ha detto:"questa è St Kilda").
Toorak, come ha scritto il Marco da Melbourne, è il quartiere dei ricconi.
Per finire, non poteva mancare l'angolo del cibo: vicino a Chinatown ho consumato quella che passerà alla storia come la più gigante beef noodle soup dell'emisfero sud per la modica cifra di 8.50 $. Seriously...una terrina, di quelle che mio nonno usa per l'insalata,
ricolma di noodle fatti a mano, straccetti di manzo (beef), verdure e brodo. Che festa il cibo cinese (che in Italia non c'è, temo...)."
"Ok, ormai è finita l'avventura nel Victoria in solitaria. Giorni intensi. Anche quando si è trattato di poltrire al Royal Botanic Gardens.
Finalmente posso dire di aver utilizzato la Lonely Planet! Ho seguito percorsi, mete consigliate etc etc e posso dire che quei bravi ragazzotti sanno quello che scrivono.
Con un unico appunto: si può proporre un percorso cittadino che non
includa AC/DC Lane? La cosa più sconvolgente è che il percorso che loro propongono la sfiora. La cosa ha dell'incredibile e sto meditando di fare una "lodge di complain" alla Lonely Planet. Ma veniamo ai fatti...
Melbourne è pheega. L'ho trovata un pò più a misura di uomo ("più umana, più vera" continuerebbe il mio Musico di Fiducia) di Sydney.
Ho appezzato la rete tranviaria che si ramifica anche nei sobborghi fuori dal CBD.
Il CBD è un pò più piccolo rispetto a quello di Sydney ma è un pò più ordinato e un pò più caratteristico. Almeno così mi è sembrato. La cosa che mi è balzata all'occhio di Melbourne è che lì è amplificata la mancanza di fantasia che gli australiani hanno per quanto riguarda
la nomenclatura delle strade (si dice così? Vabbè, ci siamo intesi...) e dei suburbs. Lì ho trovato molti nomi già visti a Sydney (Carlton, Richmond, Burwood...) ma la cosa forte è la seguente: il CBD di Melbourne è un rettangolo con le strade che lo tagliano a graticolato romano; bene, chiamata Bourke St una strada principale, la sua parallela secondaria
si chiamerà Little Bourke St. Bah…La cosa avrà sicuramente i suoi lati positivi...un'altra cosa che differenzia Melbourne rispetto a tutte le altre città del mondo è il modo in cui fanno svoltare a destra i poveri automobilisti fermi al semaforo. Cercherò di essere il più
chiaro possibile perché io, finché non l'ho visto, non ho capito il principio di funzionamento. Allora, ricordiamoci che lì la guida è all'inglese quindi, chi deve svoltare a destra in un
incrocio deve dare la precedenza a quelli che procedono in senso contrario (come noi dobbiamo fare per svoltare a sinistra). Bene, mettiamoci ora nei panni di Armando, ipotetico
automobilista, e attendiamo che il semaforo diventi verde. Armando deve girare a destra, quindi mette la freccia a destra. Ora scatta il verde e Armando è il primo a partire. Cosa fa Armando? Armando ingrana la prima e comincia ad andare avanti posizionandosi sul lato sinistro dell'incrocio. In questo modo lascia sfilare le macchine che aveva dietro che devono
proseguire diritto. Quando il semaforo diventa finalmente rosso, arriva il momento di Armando! Ebbene sì, quando il semaforo diventa rosso, coloro che si sono messi a lato in attesa di svoltare possono finalmente completare la svolta. Questa modalità di svolta a destra
c'è solo nel CBD di Melbourne (e neanche in tutti gli incroci) e si chiama hook turn. La cosa ha dell'assurdo ma sembra funzionare.
Cose da registrare: Federation Square è parecchio bella. In generale a Melbourne l'arte ha una presenza più marcata rispetto a Sydney. Sono perfino andato al National Gallery of Victoria dov'erano esposte tele di Picasso, Modigliani, Manet, Monet e altri così famosi che non me li ricordo. Ecco, vedete? Non sono un appassionato d'arte ma qui è
impossibile incapparci.
Se possibile, Melbourne ha ancora più verde di Sydney.
Lygon St è italiana. Mi ha fatto capottare dal ridere il cartello fuori da un negozietto che recitava:"non preoccupatevi se non parlate l'italiano. Parliamo un buon inglese stentato" (la traduzione non rende come l'originale…).
Chapel St di Prahran è tale e quale a King St di Newtown a Sydney. Il Got può dire quello che vuole ma St Kilda non ha niente a che fare, visivamente, con Newtown (tant'è che quando gli ho mostrato le foto di Chapel St ha detto:"questa è St Kilda").
Toorak, come ha scritto il Marco da Melbourne, è il quartiere dei ricconi.
Per finire, non poteva mancare l'angolo del cibo: vicino a Chinatown ho consumato quella che passerà alla storia come la più gigante beef noodle soup dell'emisfero sud per la modica cifra di 8.50 $. Seriously...una terrina, di quelle che mio nonno usa per l'insalata,
ricolma di noodle fatti a mano, straccetti di manzo (beef), verdure e brodo. Che festa il cibo cinese (che in Italia non c'è, temo...)."
mercoledì 21 aprile 2010
Flora e fauna dell'ostello
"Un ringraziamento particolare va al Got: grazie, oh fottutissimo stronzo, per avermi consigliato l'ostello ubicato sulla via conosciuta come La Via Delle Prostitute.
St. Kilda infatti ospita il red district (zona a luci rosse) di Melbourne. Ma il mio ostello non era solo nella zona, era Sulla Via!
Della prostituta che ha usato ogni mezzo lecito e illecito per adescarmi dentro al bar dell'ostello parlerò un'altra volta, tanto lo so che non nutrite alcun interesse in questa storia...
Mi concentro ora sull'analisi logico-grammaticale dei personaggi che popolano l'ostello...almeno quelli che ho conosciuto io.
Uno dei miei compari di stanza, al secolo Chris, è canadese. E' forse la persona più strana ed eccessiva con cui mi sia capitato di avere a che fare: dedito al letargo per sedici ore al giorno passa le restanti otto come segue:
- quattro ore a poltrire a letto leggendo un libro;
- quattro ore a bere (per lo più birra) come se dovesse estinguere un incendio nell'esofago.
Quando non beve è la persona più tranquilla e amichevole del mondo ma quando comincia diventa la molestia fatta persona.
E avviene anche una metamorfosi fisica.
Tant'è che l'ho conosciuto lunedì sera, ubriaco, per realizzare due giorni dopo che era il mio compare di stanza.
E' stato simpatico quando ci siamo (ri)presentati in stanza mercoledì pomeriggio, in un raro momento in cui non dormiva, per accorgerci che ci eravamo già conosciuti lunedì sera...
L'altra sera avrà speso 100$ di birra. Poi per strada ha cominciato a importunare una povera ragazza che era al telefono e, alla fine, le si è messo davanti e l'ha abbracciata chiedendole probabilmente favori sessuali. La ragazza (ed io) eravamo increduli. Poi mi sono visto costretto a separarmi per evitare di essere coinvolto ed avere guai con la legge.
La mia stanza era composta da una camera di quattro letti (il famoso balcone che guarda sulla camera di sotto), una camera da due ed un bagno.
Nel frattempo che ho soggiornato sono entrate ed uscite diverse persone.
I due che stavano nella stanzetta quando sono arrivato se ne sono andati il giorno successivo causa bed bugs.
Che festa, ho detto io quando mi hanno mostrato le "punture" dei fottuti bugs. Sai che sonni tranquilli mi son fatto poi!
Dopo di loro una coppia che praticamente non ho mai visto e poi ancora una coppia di inglesi. E con loro è arrivata la puzza. Maronnnnna!
Quando si entrava e si salivano le scale si avvertivano tutte le stratificazioni della puzza di "morte per eccessiva sudorazione". Non dico che loro non si lavassero, dico che non lavavano i vestiti...
Cioè, ragazzi, i vestiti sporchi o si lavano o si sigillano.
Poi se ne sono andati anche loro (e con loro, la puzza).
Parentesi comica:
Quando stavano impacchettando le loro cose per andarsene la tipa delle pulizie, che era appena arrivata, ha augurato buona fortuna e dopo un momento di pausa ha aggiunto uno speciale augurio alla ragazza per il bambino.
La ragazza:"cosa?".
La 'puliziotta':"non stai aspettando un bambino?".
La ragazzotta (leggermente seccata):"no, zio can!".
La puliziotta, con fare moooolto disinvolto e per niente imbarazzata:"ah, pensavo fossi incinta...non preoccuparti!".
Ha ha ha ha ha che ridere!
Il compare francese invece era normale, simpatico e molto disponibile. E con una spiccata predisposizione al furto. Che storia. L'ha fatta sotto al naso anche a me, che ero a un metro da lui e stavo vedendo la scena, quando in un 7-11 ha ladrato una red bull. Che stile! Ci vuole stile! E tanto training, soprattutto!"
ciaooo
St. Kilda infatti ospita il red district (zona a luci rosse) di Melbourne. Ma il mio ostello non era solo nella zona, era Sulla Via!
Della prostituta che ha usato ogni mezzo lecito e illecito per adescarmi dentro al bar dell'ostello parlerò un'altra volta, tanto lo so che non nutrite alcun interesse in questa storia...
Mi concentro ora sull'analisi logico-grammaticale dei personaggi che popolano l'ostello...almeno quelli che ho conosciuto io.
Uno dei miei compari di stanza, al secolo Chris, è canadese. E' forse la persona più strana ed eccessiva con cui mi sia capitato di avere a che fare: dedito al letargo per sedici ore al giorno passa le restanti otto come segue:
- quattro ore a poltrire a letto leggendo un libro;
- quattro ore a bere (per lo più birra) come se dovesse estinguere un incendio nell'esofago.
Quando non beve è la persona più tranquilla e amichevole del mondo ma quando comincia diventa la molestia fatta persona.
E avviene anche una metamorfosi fisica.
Tant'è che l'ho conosciuto lunedì sera, ubriaco, per realizzare due giorni dopo che era il mio compare di stanza.
E' stato simpatico quando ci siamo (ri)presentati in stanza mercoledì pomeriggio, in un raro momento in cui non dormiva, per accorgerci che ci eravamo già conosciuti lunedì sera...
L'altra sera avrà speso 100$ di birra. Poi per strada ha cominciato a importunare una povera ragazza che era al telefono e, alla fine, le si è messo davanti e l'ha abbracciata chiedendole probabilmente favori sessuali. La ragazza (ed io) eravamo increduli. Poi mi sono visto costretto a separarmi per evitare di essere coinvolto ed avere guai con la legge.
La mia stanza era composta da una camera di quattro letti (il famoso balcone che guarda sulla camera di sotto), una camera da due ed un bagno.
Nel frattempo che ho soggiornato sono entrate ed uscite diverse persone.
I due che stavano nella stanzetta quando sono arrivato se ne sono andati il giorno successivo causa bed bugs.
Che festa, ho detto io quando mi hanno mostrato le "punture" dei fottuti bugs. Sai che sonni tranquilli mi son fatto poi!
Dopo di loro una coppia che praticamente non ho mai visto e poi ancora una coppia di inglesi. E con loro è arrivata la puzza. Maronnnnna!
Quando si entrava e si salivano le scale si avvertivano tutte le stratificazioni della puzza di "morte per eccessiva sudorazione". Non dico che loro non si lavassero, dico che non lavavano i vestiti...
Cioè, ragazzi, i vestiti sporchi o si lavano o si sigillano.
Poi se ne sono andati anche loro (e con loro, la puzza).
Parentesi comica:
Quando stavano impacchettando le loro cose per andarsene la tipa delle pulizie, che era appena arrivata, ha augurato buona fortuna e dopo un momento di pausa ha aggiunto uno speciale augurio alla ragazza per il bambino.
La ragazza:"cosa?".
La 'puliziotta':"non stai aspettando un bambino?".
La ragazzotta (leggermente seccata):"no, zio can!".
La puliziotta, con fare moooolto disinvolto e per niente imbarazzata:"ah, pensavo fossi incinta...non preoccuparti!".
Ha ha ha ha ha che ridere!
Il compare francese invece era normale, simpatico e molto disponibile. E con una spiccata predisposizione al furto. Che storia. L'ha fatta sotto al naso anche a me, che ero a un metro da lui e stavo vedendo la scena, quando in un 7-11 ha ladrato una red bull. Che stile! Ci vuole stile! E tanto training, soprattutto!"
ciaooo
martedì 20 aprile 2010
Arrivo a Melbourne
Vabbè, lasciamo stare i tormenti di queste ore e torniamo al topic...Trascrivo i posts che avevo scritto su carta quand'ero live a Melbourne...
"Allora si parte! Partenza da Central a bordo di un bus della Greyhound. Sedile 7D (che non vuol dire sette-dimensionale), lato finestrino. Prego subito il Signore mio Dio che il sedile accanto sia libero così da potermi stravaccare.
Devo aver pregato male o aver sbagliato Dio...Nella folla di asiatici mingherlini che si è susseguita per il corridoio in cerca di posto a me è toccato il peso massimo. Per fortuna poi è sceso a Canberra.
In quello stop tecnico scendo anch'io dall'autobus per sgranchirmi le gambe e dico:"zio can, che freddo!".
Poi da Canberra a Melbourne sono riuscito a dormire un pochettino.
Insomma, ore otto del mattino si scende a Melbourne. Un freddo fottutamente fottuto mi aggredisce. E' ormai evidente che le tre magliettine maniche lunghe e le due felpe, di cui una leggera, saranno del tutto insufficienti. Maglione di lana ci voleva, altro che...
Trovo subito la mia via e salgo sul tram: 96, diretto a St. Kilda.
La Lonely Planet mi sta guidando a destinazione.
Entro nell'ostello, sbrigo le varie formalità e mi dirigo verso la stanza. Sperem ben!
Entro. Scala. Buio.
Salgo ed entro nella mia stanza composta di due letti a castello dove due sbombardati ivi dormono ancora (ore 10.30). Zaini, vestiti ed effetti personali tutti sul pavimento come a voler marcare il territorio.
La camera non ha finestre che guardano fuori. Scopro che la mia stanza è fondamentalmente un terrazzo al primo piano con una finestra (in realtà solo una specie di veneziana) che guarda alla stanza che sta al piano terra. Questo mi ha un po' infastidito.
Mi faccio il letto e vado in bagno. Porta scorrevole che scorre solo se fai leva con un arnese, bagno in condizioni simil pietose.
Vabbè, chissenefrega! Rock and roll!
Poi comunque ci penso un attimo e mando segretamente a fanculo il Got per avermi consigliato quel cazzo di ostello.
Poi crollo a dormire per un paio di orette per recuperare un po' di sonno.
Al risveglio i due sbombardati stanno ancora dormendo. Con fare interrogativo mi preparo e vado a fare un giro per St. Kilda e scattare millemila foto.
Dopo una camminata lunghissima mi ritrovo affamato e infreddolito e risolvo la cosa con un sordido kebab.
Poi me ne torno all'ostello e dopo una doccia finisco la serata al pub dell'ostello approfittando della pizza a due dollari (vabbè, pizza...un disco di pasta) e la birra a tre."
"Allora si parte! Partenza da Central a bordo di un bus della Greyhound. Sedile 7D (che non vuol dire sette-dimensionale), lato finestrino. Prego subito il Signore mio Dio che il sedile accanto sia libero così da potermi stravaccare.
Devo aver pregato male o aver sbagliato Dio...Nella folla di asiatici mingherlini che si è susseguita per il corridoio in cerca di posto a me è toccato il peso massimo. Per fortuna poi è sceso a Canberra.
In quello stop tecnico scendo anch'io dall'autobus per sgranchirmi le gambe e dico:"zio can, che freddo!".
Poi da Canberra a Melbourne sono riuscito a dormire un pochettino.
Insomma, ore otto del mattino si scende a Melbourne. Un freddo fottutamente fottuto mi aggredisce. E' ormai evidente che le tre magliettine maniche lunghe e le due felpe, di cui una leggera, saranno del tutto insufficienti. Maglione di lana ci voleva, altro che...
Trovo subito la mia via e salgo sul tram: 96, diretto a St. Kilda.
La Lonely Planet mi sta guidando a destinazione.
Entro nell'ostello, sbrigo le varie formalità e mi dirigo verso la stanza. Sperem ben!
Entro. Scala. Buio.
Salgo ed entro nella mia stanza composta di due letti a castello dove due sbombardati ivi dormono ancora (ore 10.30). Zaini, vestiti ed effetti personali tutti sul pavimento come a voler marcare il territorio.
La camera non ha finestre che guardano fuori. Scopro che la mia stanza è fondamentalmente un terrazzo al primo piano con una finestra (in realtà solo una specie di veneziana) che guarda alla stanza che sta al piano terra. Questo mi ha un po' infastidito.
Mi faccio il letto e vado in bagno. Porta scorrevole che scorre solo se fai leva con un arnese, bagno in condizioni simil pietose.
Vabbè, chissenefrega! Rock and roll!
Poi comunque ci penso un attimo e mando segretamente a fanculo il Got per avermi consigliato quel cazzo di ostello.
Poi crollo a dormire per un paio di orette per recuperare un po' di sonno.
Al risveglio i due sbombardati stanno ancora dormendo. Con fare interrogativo mi preparo e vado a fare un giro per St. Kilda e scattare millemila foto.
Dopo una camminata lunghissima mi ritrovo affamato e infreddolito e risolvo la cosa con un sordido kebab.
Poi me ne torno all'ostello e dopo una doccia finisco la serata al pub dell'ostello approfittando della pizza a due dollari (vabbè, pizza...un disco di pasta) e la birra a tre."
sabato 17 aprile 2010
Morale a terra…
Prendi un viaggio organizzato per tempo (se così si può dire di due settimane prima del suo inizio).
Prendi la sensazione del "non stare più nella pelle" per l'arrivo di una persona e l'inizio del viaggio.
Considera il dettaglio secondario che è già stato tutto pagato e che né le date, né i passeggeri, sono modificabili.
Poi fai esplodere un vulcano e dirigi la nuvola di fumo verso l'aeroporto di partenza.
Poi, blocca tutti i voli fino a martedì e rendi disponibile il primo volo solo il venerdì successivo (sperando che la nuvoletta si sia levata dai maroni).
Piani che saltano come una casa fatta con carte da gioco…
Ora ditemi, zio can, fino a che numero devo contare per farmi passare il nervoso. +∞ può bastare?
Ed ha anche un nome di merda, 'sto cazzo di vulcano.
Morale a terra…
Prendi la sensazione del "non stare più nella pelle" per l'arrivo di una persona e l'inizio del viaggio.
Considera il dettaglio secondario che è già stato tutto pagato e che né le date, né i passeggeri, sono modificabili.
Poi fai esplodere un vulcano e dirigi la nuvola di fumo verso l'aeroporto di partenza.
Poi, blocca tutti i voli fino a martedì e rendi disponibile il primo volo solo il venerdì successivo (sperando che la nuvoletta si sia levata dai maroni).
Piani che saltano come una casa fatta con carte da gioco…
Ora ditemi, zio can, fino a che numero devo contare per farmi passare il nervoso. +∞ può bastare?
Ed ha anche un nome di merda, 'sto cazzo di vulcano.
Morale a terra…
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